Il senso del tempo e la sua sospensione: La jetée di Chris Marker

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Oddi
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Stefano
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in deep
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Italian
Il senso del tempo e la sua sospensione: La jetée di Chris Marker
Il senso del tempo e la sua sospensione: La jetée di Chris Marker
Il senso del tempo e la sua sospensione: La jetée di Chris Marker

Il capolavoro sperimentale di Marker si apre sull'immagine di una grande terrazza, quella di un aeroporto. Due cartelli, letti da una voce off che ci accompagnerà fino alla fine del cortometraggio, riconducono l'immagine fissa in un contesto spazio-temporale ben definito. Si tratta della grande pista aerea di Orly sulla quale ogni domenica i genitori portano i propri figli a vedere gli aerei che partono. Proprio una di quelle domeniche, su quella stessa rampa, poco prima dello scoppio della Terza Guerra Mondiale, ha luogo una scena che turba un bambino, il protagonista, e finisce per insinuarsi nella sua mente come un'ossessione fino all'età adulta. Di quella scena, però, l'uomo ormai cresciuto non ricorda che brevi frammenti ("le visage de la jeune femme et la chute de l'homme dans la vide, au bout de la jeteè"), tanto da mettere in dubbio la stessa veridicità di quel ricordo, confondendolo con un sogno, un'immagine di tenerezza fabbricata dalla sua fantasia per sfuggire all'orrore della realtà futura.

Le immagini successive, infatti, mostrano un futuro apocalittico, una Parigi distrutta e dei sotterranei. La superficie della Terra è stata ridotta a una gigantesca scoria radioattiva, gli esseri umani sono ormai costretti nel sottosuolo e i vincitori della guerra conducono degli esperimenti sui vinti. Non potendo utilizzare lo spazio, gli scienziati sotterranei cercano di sfruttare la dimensione del tempo, utilizzando i prigionieri come cavie da spedire nel passato con la speranza di recuperare risorse utili alla sopravvivenza del genere umano decimato e di ripopolare la superficie terrestre. I primi esperimenti conducono le cavie umane alla follia o alla morte. Un giorno viene scelto il protagonista anonimo, a causa della potenza delle sue immagini mentali. Per molti giorni, gli esperimenti lo conducono nel passato e lì il protagonista ritrova la sua jetée e soprattutto la donna del suo sogno. I due s'incontrano. "Ripeteranno assieme un'infinità di passeggiate [...] in cui crescerà tra loro una confidenza muta, una confidenza allo stato puro. Senza ricordi, senza progetti".

Il film giunge al suo climax con la celebre serie di piani ravvicinati del volto della donna che scivolano velocemente l'uno nell'altro attraverso alcune dissolvenze incrociate. Questa successione di immagini che simula il movimento alla fine rompe davvero la fissità fotografica su cui l'opera fonda la sua ragion d'essere (di photo-roman) e accoglie il movimento delle palpebre degli occhi della donna, in un'inquadratura che sembra costituire il momento topico della narrazione. Successivamente, gli scienziati proiettano il protagonista verso il futuro, dove degli strani abitanti dotati di una sorta di terzo occhio gli donano una centrale di energia sufficiente per rimettere in marcia tutta l'industria umana. Tornato nel suo presente apocalittico, l'uomo viene spostato in un'altra zona del campo sotterraneo e comprende che gli scienziati, ora che la missione è completata, hanno intenzione di eliminarlo. L'uomo, tuttavia, riceve dagli uomini del futuro, anch'essi capaci di viaggiare nel tempo, la possibilità di unirsi a loro ma rifiuta, chiedendo invece la realizzazione di un altro desiderio: il ritorno al passato di pace, al fianco della donna il cui volto mai ha smesso di ossessionarlo. Nel finale Marker sposta così di nuovo l'azione sulla grande jetée di Orly, in quella domenica calda prima della Terza Guerra Mondiale da cui il film è iniziato. Stavolta, l'uomo adulto corre incontro al volto della sua donna, alla fine del molo. Quando sta per raggiungere la sua meta però nota uno scienziato del suo tempo, proprio sulla rampa, che l'ha seguito dal sotterraneo cavernoso del futuro. Solo allora capisce che "on ne s'evadait pas du Temps, et que cet instant qu'il lui avait été donné de voir enfant, et qui n'avait pas cessé de l'obseder, c'etait celui de sa propre mort."

La jetée sembra essere attraversata senza sosta, e in ogni suo elemento, dall'ossessione di Chris Marker per il tempo, concetto complesso che racchiude in sè non solo le tre dimensioni del passato, presente e futuro ma anche quelle meno percepibili del tempo interiore, sognato, immaginato. Prima di tutto il photo-roman di Marker esplicita questa profonda attenzione nei confronti della temporalità, riferendosi direttamente alla propria epoca e riportandone le tracce ideologiche più pregnanti. Siamo in piena guerra fredda e se la minaccia atomica mina gli animi del mondo intero, il ricordo carico di terrore dell'universo concentrazionario nazista è ancora vivissimo. Da questi punti di partenza Marker, ricorrendo alle iperboliche congetture tipiche della fantascienza, costruisce un mondo invivibile, definitivamente contaminato dalle scorie radioattive della guerra nucleare, abitato da un'umanità costretta al sottosuolo e dominata da una classe medica che non lascia presagire nessuna speranza di libertà e anzi utilizza, al pari degli scienziati nazisti, gli esseri umani come animali da laboratorio. Un tempo sporco quello del futuro, un tempo gretto e distopico. Ma non l'unico in cui si dispiega una narrazione che, guidata dalle speculazioni della teoria einsteniana della relatività, elabora continui intrecci tra diversi "anelli temporali".

Il presente de La jetée risponde perfettamente ai criteri della concezione di Henri Bergson, il quale rifiuta un criterio scientifico e assolutamente astratto di presente - "un istant mathematique, que serait au temps ce que le point est à la ligne" - e lo definisce come "quelque chose d'assez flottant, qui se peut raccourcir ou s'allonger selon l'attention qu'on lui porte". Si tratta di un presente mobile, estensivo in cui il futuro può aver già avuto luogo e il passato può essere ancora in via di definizione. Una macchina temporale complessa, insomma, riflessa nella stessa forma filmica che la contiene. La stessa successione di immagini fisse di cui è composto il cortometraggio, infatti, sembra palesare una concezione di tempo anti-proustiano, non più perduto o ritrovato, ma totalmente fermo, arrestato, bloccato, impossibilitato al movimento, come nella morte. L'ossessione per il tempo è poi propria del protagonista anonimo di cui il film racconta le vicende e, proprio in relazione a lui, il concetto di tempo assume di volta in volta connotazioni differenti. Innanzitutto, l'image d'enfance che apre la storia e turba l'uomo è segno di una sensibilità per il tempo fuori dal comune, ma, nel futuro apocalittico in cui il protagonista è costretto, non sempre viene intesa come squarcio sul passato, come ricordo. La bellezza degli elementi che la caratterizzano fanno slittare quell'immagine nella dimensione del sogno, dell'immaginazione ("si chiedeva se l'avesse mai veduto veramente o se invece avesse creato quel momento di tenerezza per estraniarsi dal momento di follia che sarebbe arrivato"). Il tempo dell'image d'enfance appare in definitiva come vissuto nell'altrove del sogno, costituisce una nota di dolcezza e simboleggia quel frammento del sè perduto a cui aggrapparsi per non cedere alla sofferenza del presente.

Il concetto di tempo prende a modificarsi quando, in seguito all'inizio degli esperimenti, l'uomo incontra la donna della sua image. Il tempo del sogno si trasforma in tempo della vita ma assume caratteri decisamente peculiari. La donna, che accetta volentieri le visite di quello che chiama "il suo fantasma", diventa a poco a poco l'incarnazione del tempo interiore del protagonista, ovvero il puro ed eterno presente tante volte vagheggiato, l'annullamento totale del tempo. Fra i due si crea un legame al di fuori del tempo che è paradossalmente generato dalla coesistenza di tempi diversi, il passato di pace della donna e il futuro apocalittico dell'uomo. Questo loro rapporto atemporale sembra evidenziato e reso esplicito nella scena ambientata in un museo di animali "senza tempo". Si tratta di una serie di volatili impagliati e resi così eterni che riflettono la condizione vissuta dalla coppia di amanti. Essi vivono il tempo del desiderio, un momento in cui il tempo esteriore è annullato, una bolla (a)temporale slegata dalle contingenze della storia e sublimata totalmente nel contatto umano.

Una volta tornato nel laboratorio sotterraneo, l'uomo ormai intossicato dalla memoria di quel momento fuori dal tempo, chiede agli uomini del futuro di essere trasportato a quella famosa domenica del suo ricordo, sulla rampa degli aeroplani, dove potrà raggiungere la sua donna e, con lei, fuggire definitivamente dal tempo e dalle sue catene (che lo vogliono parte di un futuro disastroso). Proprio questa idea di fuga dal tempo viene riflessa dalla particolare contestualizzazione dell'ultima (e prima) scena del film, che si svolge in una "chaud dimanche d'avant-guerre". La domenica costituisce, infatti, per Chris Marker una sorta di ossessione, l'ideale supremo di tempo disponibile e fluttuante, una sorta di paradigma di libertà e di tempo sospeso.