Romeo & Giulietta: la solita vecchia storia raccontata in due diverse annate

Personal Infos
Name: 
Lai
First Name: 
Eleonora
Category: 
in deep
Language: 
Italian
scena finale da Romeo e Giulietta (1968) di Franco Zeffirelli
Romeo & Giulietta: la solita vecchia storia raccontata in due diverse annate

Fine anni '60 e seconda metà dei '90, poli coscienti della trasformazione che ne è stata degli anni precedenti ed entrambi attivi nella ricerca di un modo per metabolizzarla. Sebbene distanti e ben diversi, sono anni che portano la società ad affrontare i rapidi processi di (post-) modernizzazione: nei '60 si viene a creare quel "ceto medio" che tanto sarà caro al boom economico e che nei '90, grazie al consumismo sempre più sfrenato, si consolida come "massa". I media, vetrine del mondo sensibile e specchi in cui la vera merce si riflette, servono dunque a nutrire quegli spettatori che sono a loro volta co-autori dello spettacolo messo in scena. L'importante è volgere allo spettatore, colui che guarda, che giudica, che vive e ri-vive le immagini dello spettacolo. Spettacolo come riflesso di una società d'immagini che proprio sul finire dei '90 si consolida come fenomeno sociale. Due grandi riproduzioni cinematografiche del testo shakespeariano Romeo and Juliet sono state messe in atto in questi due periodi. La prima nel 1968, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, e la seconda nel 1997, William Shakespeare's Romeo & Juliet di Baz Luhrmann. E' dunque su questa scia di cultura resa immagine e commodified (resa prodotto), che lo spettacolo può aver inizio…

Nel tardo 1960 i media ruotano intorno al dissenso e a sconvolgimenti. Vediamo battaglie tra bande di adolescenti in UK e oltreoceano il forte dissenso per l'occupazione del Vietnam. Il successo dei Beatles eguaglia quello delle canzoni di protesta di Bob Dylan. Il presidente simbolo di identità nazionale, John Kennedy, viene assassinato, come del resto il leader dei diritti civili afro-americani Martin Luther King. L'industria del cinema sente il bisogno di dedicarsi ai giovani, di rivolgersi a loro, documentando e denunciando gli orrori della società contemporanea. Zeffirelli immortala due giovani amanti che recitano quasi fossero sul palcoscenico, in questo caso della loro stessa vita. Due generazioni dopo è un altra guerra, questa volta quella del Golfo, la prima a essere stata totalmente staged dai media. Seguendo queste orme, Luhrmann propone una versione "medializzata" della storia di quei due “amanti, nati sotto infelice stella”. Ancora una volta, sebbene a distanza di anni, gli stessi temi di ribellione dei giovani e di crisi della famiglia, come autorità, vengono centralizzati dai media. Luhrmann li ripropone, masticandoli per bene e mescolandoli al caos post-moderno di una metropoli ibrido di Miami, Los Angeles e New Mexico, tra colpi di pistola e pasticche di ecstasy. Come Shakespeare firma il suo capolavoro con la penna, i due film presentano l'impronta inconfondibile dei loro auteur. Due differenti produzioni, in due differenti decenni, di due differenti registi che prendono alla lettera le stesse parole di Shakespeare.

I due film vengono introdotti dal prologo iniziale che delinea la linea narrativa che verrà intrapresa. Zeffirelli, che in quegli anni aveva appena messo in scena all'Old Vic Theatre di Londra la stessa rappresentazione teatrale, ci introduce con una voce narrante fuori campo al setting della Verona rinascimentale. Di impronta quasi documentaristica, le inquadrature ci trascinano all'interno della vita cittadina introducendo i personaggi e i loro ruoli nella società. I referenti visivi già si fanno notare quando i due protagonisti vengono presentati all'interno di frame geometrici. L'armonia di questo strutturalismo nelle scenografie non solo ci rimanda all'architettura italiana rinascimentale, che ambienta alla perfezione la narrazione, ma anche all'impronta d'autore, richiamando il mondo del palcoscenico. Lui sotto l'arco, quasi per definirsi imprigionato dalle proprie emozioni che lo isolano dal resto del mondo. Lei rinchiusa dietro a quelle mura, a sottolineare la presenza di un autorità familiare che limita il suo agire. Zeffirelli, quindi, ripropone la storia di Lui e Lei implicando in un espressionismo visivo significati e significanti che si legano al periodo contemporaneo di produzione.

Luhrmann, allo stesso modo, inizia il film con il prologo, letto però da una giornalista televisiva che annuncia al Tg le notizie del giorno. Immagini veloci, tagliate, con inquadrature mosse e hyper zoom, la realtà della città ci viene riproposta drammatizzata da un filmato tipo real-tv, mix tra trailer e reportage televisivo. Una statua di Cristo divide i due palazzi delle Corporation in competizione: Montecchi vs Capuleti. Il primo scontro tra le due casate avviene, come nel film di Zeffirelli, al mercato, ma qui non inteso come piazza/luogo di relazioni sociali, ma stazione di benzina dove sono le relazioni economiche a dettare legge. Sentimenti puri quali l'amore rimangono solo poesia, su un vecchio palco di un teatro decadente. Ed è proprio in questa location quasi metafisica che Romeo varca la scena, solo con i suoi pensieri. Luhrmann gioca mischiando la cultura letteraria a quella popolare delle icone cult del contemporaneo. Padre Lorenzo, il prete tatuato, richiama quel Papa amico dei giovani, icona del periodo sociale e politico del secolo scorso: Giovanni Paolo II. Il teatrale make-up da Cleopatra di Lady Capuleti richiama la Madonna di Open Your Heart. Il padre autoritario e violento ricorda Vito Corleone, e tutta la serie di produzioni cinematografiche nei '90 legate alla malavita. Romeo si contrappone al resto della sua band perché indossa le vesti di cavaliere romantico, la stessa Giulietta veste con due ali d'angelo. Mercuzio, vestito da drag queen mostra l'amore perverso, l'amore carnale, l'amore legato al mondo della droga, dei travestimenti e della disco-music che ha segnato gli anni '80. Il mondo di Verona Beach è pieno di immagini di cinismo capitalista. La città è set di violenza urbana, assalti mediatici, consumismo e alienazione. E' il mondo post-moderno, dove soldi e armi fanno il potere delle persone. Diverso è il registro di Zeffirelli, che ripropone i grandi momenti poetici della tragedia immergendoci nei costumi dell'epoca rinascimentale, e allo stesso tempo esplora i temi del suo contemporaneo. Nel periodo del Sessantotto, proprio quando i giovani guardano al film come loro linguaggio e al cinema come medium democratico, il regista rende la cultura letteraria del '400 fruibile per il mondo dei giovani. L'istituzione cinematografica si fa sempre più “realista”, perché strumento capace di documentare il reale. La scelta degli interpreti che avessero l'effettiva età dei personaggi ne è stata la riprova. Inoltre, il realismo si ritrova maggiormente proprio nella vicenda in sé, piena del vivere e del lottare, come un elogio di sentimenti quali l'onore, la vendetta e l'amore. Romeo e Giulietta diventa dunque in questi anni un manifesto al “non facciamo la guerra, ma facciamo l'amore!”.

Se Zeffirelli sembra più richiamare la lotta per l'amore che vince su tutto, Luhrmann invece sottolinea quanto il disincanto dell'uomo avvenga di fronte all'impossibilità di reazione di fronte al fato. Nei '60 lo spirito di lotta, di conquista del proprio destino era fortemente sentito. L'individuo contava sulla collaborazione collettiva per lottare contro l'egemonia del sistema dominante. Nei '90 l'individuo si ritrova a essere solo, senza un apparente identità, un appartenenza a un gruppo sociale. Il post-modernismo segna la crisi delle utopie, un disincanto che si avvicina maggiormente alla rassegnazione e al cinismo. Vi è una debolezza nel prendere decisioni che segna l'azione intrapresa come unica via, la quale ci viene mostrata dal destino. Secondo questi tratti, il duplice suicidio che chiude il sipario di questo spettacolo ci mostra esattamente le due diverse epoche relative alla produzione dei due film. In Zeffirelli questa estrema duplice azione del togliersi la vita rende le due famiglie consapevoli della stupidità della controversia. In Luhrmann è il destino a giocare con la vita e a prendersi le scelte dell'uomo. Destino beffardo che viene già preannunciato dalla posta celere che non raggiunge il destinatario. Sempre questione di secondi, anche quando Giulietta aprendo gli occhi trova il suo amato ancora in vita e per poco non riesce a fermarlo dall'avvelenarsi. Il senso di “tragedia condannata” che questa variante aggiunge alla storia, rende il finale più struggente e molto più cinico.

In estrema sintesi, tante sono le similitudini nelle due tragedie ma ancor di più lo sono le differenze tra due annate. Mentre Lurhmann argomenta la tragedia dell'amore vinto dal fato ingiusto, Zeffirelli evidenzia l'amore che vince su tutto, perfino sulla vita. Attraverso meticolose scelte di direzione artistica, i due registi sono stati in grado di andare oltre alla difficoltà di un linguaggio passato. Il cinema, qualunque sia la sua epoca, è uno strumento di riflesso della società, la quale lo crea, lo vive e lo assorbe.