A Kind of Loving: Sunday, Bloody Sunday

Personal Infos
Name: 
Gigante
First Name: 
Dario
Category: 
cult
Language: 
Italian
A Kind of Loving: Sunday, Bloody Sunday

Talvolta, basta una battuta a identificare un film. Come questa, pronunciata da Peter Finch nella scena finale di Domenica, maledetta domenica: “Diciamo che è come se avessi un po' di tosse”. Sguardo in macchina, alla nouvelle vague (e che sguardo! L'azzurro d'iridi che sono specchi lacustri di malinconia), un maturo e distinto signore riflette ad alta voce sulla solitudine e il mal d'amore. Battuta paradigmatica, perché traduce, in versi, la temperie psicologica dell'intero film: passione, fuoco e gelosia, sì, anche se enfasi e melodramma albergano altrove. Il dolore si dispiega in un'uggia soffusa, la sospensione di stati d'animo che non gridano sé stessi.

Quando nel 1971 esce Sunday, Bloody Sunday, John Schlesinger è appena riemerso dal successo di Midnight Cowboy. Maestranze produttive e ambientazione riportano il regista nella sua Inghilterra, dove lo attende una sceneggiatura inedita di Penelope Gilliat, anzi l'unica che la scrittrice e critica cinematografica abbia composto per il grande schermo, traendola liberamente da un suo racconto. Storia, ormai arcinota, del triangolo amoroso, nella Londra di allora, fra Alex (la vibrante Glenda Jackson), un'avvocatessa divorziata, Daniel (Peter Finch, superlativo), medico ebreo di mezza età, e il giovane, estroso scultore Bob (Murray Head), che si divide tra i due senza mascherarlo, e che alla fine lascerà entrambi per New York, abbandonandoli a domeniche di rimpianto tra pranzi dai comuni amici e brumose nostalgie.

Le ragioni che resero, nel tempo, Sunday, Bloody Suday un autentico cult sfuggono, forse, a una catalogazione ordinata. Se spesso si cita la rappresentazione innovativa dell'omosessualità virile, è perchè risulta, ad oggi, la più vistosa. Per la prima volta, al cinema, la relazione tra due uomini viene investita di una dignità paritetica rispetto all'amore eterosessuale. Il torbido di Midnight Cowboy, per citare un esempio “interno”, fra marchette e laido, violento squallore, scompare nel legame adulto, consapevole e tenero fra due uomini, accettati nella loro cerchia d'amici e lontani da una clandestinità peccaminosa. La dolcezza con cui Schlesinger, poi, testimonia l'intimità carnale tra i due allieta lo sguardo tuttora. Oppure, tra le ragioni, come sovente accade, ci sta anche la maledizione (o benedizione...) del botteghino: l'opera, nonostante le quattro candidature agli Oscar e i cinque Bafta, si rivelò un pesante insuccesso commerciale.

Speculazioni a parte, la statura di Domenica, maledetta domenica è legata a un ritmo (puntellato dal leitmotiv mozartiano) al servizio dei personaggi e dell'analisi, sincera e generosa, del loro sentire. In una metropoli dove inquietudine e alienazione si tastano, tanto nella pletora d'ipocondriaci che assaltano studi medici e farmacie notturne, quanto nel vandalismo adolescenziale, Alex e Daniel, angustiati dalle scelte di Bob, dovranno sciogliere una questione cruciale. Davanti a un giovane che incarna l'irresistibile rifiuto di ogni costrizione (è Bob a liberare i palloncini gialli durante la passeggiata al parco, anticipando simbolicamente la sua partenza), i due innamorati sono chiamati a decidere se nulla (la rottura) sia meglio di qualcosa (la condivisione), o viceversa. Alex propenderà per la prima opzione (?), Daniel si abbandonerà alla rammaricante verità della seconda. Ma nessuno dei due ha la ragione in tasca, perché non esistono dogmi nel libro di Eros, solo maniere d'amare. E quanto resta è l'assenza, malessere sottile. “Come se avessi un po' di tosse”, appunto.